Pasolini

Pasolini alla cinepresa

Pier Paolo Pasolini era fondamentalmente un pessimista cristiano ( Storia letteratura italiana Garzanti p. 567).

L’edizione delle Opere di Pasolini colloca la sua opera tra i classici del secondo Novecento. E a ragione, poiché solo Pasolini (come D’Annunzio e più di Pirandello) ha sperimentato tutti i generi della creazione del 20° secolo: romanzo e novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, e non meno la poesia.

Il pianeta delle scimmie

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Non si può capire realmente il film, che è del 1968, se non si è vissuti o se non si conosce il clima che si viveva quando il film fu girato. Si sentiva realmente il pericolo che qualcuno, fra sovietici e americani, iniziasse una guerra che portasse alla distruzione nucleare di tutta la terra. Non è che adesso non ci siano più le bombe nucleari, ma certo lo scenario è realmente diverso.

Una vita difficile

Fotogramma dal film

Attraverso la storia di una persona, si attraversa la Storia di una nazione. Con questa idea peraltro classica, viene costruito un film coinvolgente e per niente didascalico. Questo perché, come ricordava Dino Risi il regista del film, lo sceneggiatore aveva messo nella storia molto della sua biografia.

Una vita difficile (film del 1961 di Dino Risi, soggetto e sceneggiatura di Rodolfo Sonego con Alberto Sordi e Lea Massari), ci porta dalla guerra fino al boom.

Piccolo grande uomo

Dustin Hoffman nel film

È un classico del cinema. È uno di quei film con una lunga storia, che vuole essere la storia di un tempo. È uno dei primi film che vuole ridare dignità ai nativi americani, che erano stati tratteggiati nei primi film western solo come feroci selvaggi.

Molto interessante è che ciò che dicono gli indiani, in particolare il vecchio capo, è ripreso pari pari da memorie di autentici capi indiani del periodo cui si riferisce il film. Il film, almeno nelle sue parti indiane più intese, diviene la trasposizione cinematografica, tramite l’inserimento in una trama di fantasia, di una cultura indiana che i bianchi, quelli sì rozzi e violenti, stanno per distruggere.

Anni ruggenti

Fotogramma dal film

Fotogramma dal film

Anni ruggenti è un film, inusuale, sul regime fascista. Scherzoso, pieno di battute, mostra come il fascismo fosse molta propaganda e anche molta corruzione. E come non avesse proprio risolto, pur con la propaganda dei treni che arrivavano in orario, i problemi italiani.

Alcuni critici di qualche decennio dopo scrivono che Luigi Zampa, il regista, che realizzò il film nel 1962, avrebbe anticipato al periodo fascista i temi della corruzione. Non solo questo non venne detto quando uscì il film, in cui molti erano coloro che avevano conosciuto il fascismo di persona, ma anche la ricerca storica, ad esempio su varie lottizzazioni, ne parla.

Be Cool

Fotogramma dal film

Mi chiederete che c’è oltre del divertimento in “Be Cool”? Mi interessa perché è in mezzo a gag e sparatorie, un film sulla paternità.

È fin dall’inizio chiaro che al protagonista interessa la moglie, già grande, del suoa amico, che muore alla seconda scena del film.

Quando va a vedere la ragazza che vuole vederlo, ha una grande ammirazione per lei, ha sorrisi esagerati, si informa di come ha iniziato. E lei, guarda caso racconta del padre, che non c’è più.

Il delitto Matteotti

Del fascismo molti vogliono accreditare un’immagine di dittatura, sì, ma bonaria, come se ci fossero stati certamente eccessi e errori –e chi non ne fa– su una buona idea e azione.

Questo non è vero, ce lo dicono vari fatti: la sistematica distruzione delle “Case del popolo”; le intimidazioni, le percosse e l’olio di ricino; la morte di Gobetti per le botte ricevute; i tribunali speciali; e poi le leggi razziali e la politica di guerra…

La banda degli onesti

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L’approfittarsi e la corruzione in Italia vengono da lontano. È una mancanza di senso dello Stato, è fregarsene degli altri, è l’elogio della furbizia, è la mancanza di una visione meno piccina del mondo, della vita, del proprio paese.

Nel film la Banda degli onesti l’antefatto e le motivazioni degli onesti, che li portano a formare la “banda”, che poi non sarà tale, sono da manuale.

Si consideri la scena in cui il portiere Totò e il ragionier Casoria vanno a controllare il carbone. Fino a quel punto il ragioniere si è presentato ligio e pieno di sé. Stanno nel corridoio delle cantine e il ragioniere dice che poi si possono accordare. È un attimo, tutti noi capiamo, ed anche Totò capisce e da grande attore passa da una faccia sorridente, ad una faccia tesa e scura. Guardatelo anche al rallentatore, un grande attore, ed uno che sa come le cose vanno in Italia.

Petrolini

Petrolini in Nerone

In pieno regime fascista un comico popolarissimo a quel tempo, Petrolini, prende in giro platealmente Mussolini. Petrolini aveva scritto lo spettacolo Nerone già alla fine della prima guerra mondiale. Quando però nel 1930 Blasetti lo riprende in un film è chiaro che nello spettacolo Petrolini mette in scena una presa in giro del dittatore, con le mosse della mandibola e con quell’andare al balcone, oltre che sulla battuta dell’importanza di parole difficili per ammaliare il popolo.